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Paragrafo 2 . Le metropoli medievali.

     
Sollecitato  dal  buon andamento dell'agricoltura e  da  un  movimento
espansivo che ormai durava ininterrottamente dall'et carolingia (vedi
capitolo Uno, paragrafo 1), lo sviluppo demografico europeo raggiunse,
tra la fine del Duecento e i primi anni del Trecento, il suo apice.
     Secondo i calcoli pi recenti, pare che l'Europa avesse oltre  70
milioni  d'abitanti e che la popolazione italiana si  fosse  attestata
intorno ai 10, raddoppiando rispetto a quella dell'anno Mille.
     Le  nazioni  pi  popolose  del  continente  erano,  nell'ordine,
Francia,  Germania, Italia, Spagna ed Inghilterra; in questi paesi  si
raggiunsero alte densit di popolazione, soprattutto in corrispondenza
delle aree urbane.
     L'enorme   ampliamento   di  molte  citt,   dovuto   soprattutto
all'immigrazione  dal  contado, rappresent infatti  il  fenomeno  pi
vistoso di questo pur eccezionale sviluppo demografico.
     Il   maggiore  aumento  della  popolazione  urbana  si   verific
nell'Italia  centro-settentrionale,  nella  Francia  nord-occidentale,
nelle  Fiandre e nella regione tedesca della Renania: Milano, Firenze,
Venezia,  Parigi,  Gand  e Bruges raggiunsero,  od  oltrepassarono,  i
100000  abitanti; Genova, Verona, Bologna, Bruxelles, Ypres e  Colonia
arrivarono a contare fra i 30000 e i 50000 abitanti.
     
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     Consistenti  ma pi isolati incrementi si registrarono  anche  in
altre  aree: Napoli, Palermo, Barcellona e Londra raggiunsero i  50000
abitanti.
     Fra  la  fine  del secolo tredicesimo e gli inizi del successivo,
eruditi e letterati, consci e fieri della grandezza delle loro  citt,
sentirono  il bisogno di magnificarle, di ricercarne le origini  e  di
documentarne  la  potenza,  descrivendone lo  sviluppo  urbanistico  e
architettonico e le istituzioni politiche e religiose, annotandone  le
entrate, le spese, i consumi, le occupazioni ed i servizi.
     Dal  quadro che fa il cronista fiorentino Giovanni Villani  (1280
circa-1348)  della  propria  citt -  sulla  stessa  linea  furono  il
milanese Bonvesin de la Riva ed il veneziano Martino da Canal - emerge
un  mondo  composito  e  multiforme, animato da mercanti,  magistrati,
religiosi, artigiani, negozianti, lavoranti e stranieri.
     Questa  grande  eterogeneit non port, come  facilmente  sarebbe
potuto accadere (e come ancora oggi accade in molte metropoli)  a  uno
sviluppo  urbano disarmonico e incontrollato; i molti  studi  condotti
sulla  citt di Firenze dimostrano, per esempio, che la sua espansione
fu  gestita dalle autorit locali in modo razionale, tramite una serie
di  provvedimenti  conformati  ad una  precisa  logica  urbanistica  e
sociale.
     Le  famiglie  pi  importanti formarono all'interno  della  citt
quasi  delle  isole  di loro pertinenza; certi  tipi  di  attivit  si
raggrupparono  in  determinati spazi urbani, dando  vita  a  strade  e
localit  che  ancor oggi si richiamano a mestieri e  professioni;  le
immigrazioni  dal  contado  furono  regolate  da  particolari  criteri
geografici  (la  posizione del luogo d'origine rispetto  ai  quartieri
della  citt), politici (l'appartenenza a una fazione o ad un partito)
e sociali (la garanzia di amici e parenti).
     Nel  corso  della seconda met del tredicesimo secolo, quando  il
"popolo  grasso" si assicur il governo cittadino (vedi capitolo  Sei,
paragrafo  5),  venne  attuata  una vera  e  propria  ristrutturazione
urbanistica.  Le case-torri, costruite dai feudatari inurbati,  adatte
alla difesa ed alla lotta tra fazioni, furono in gran parte abbattute.
Contemporaneamente  vennero  aperti spazi destinati  allo  svolgimento
delle  principali  funzioni pubbliche e ad una pi  ampia  e  dinamica
partecipazione  sociale:  fu avviata la costruzione  del  palazzo  dei
Priori  con  l'antistante piazza (oggi palazzo Vecchio e piazza  della
Signoria), centro della vita politica cittadina; iniziarono  i  lavori
per  la  realizzazione della cattedrale di Santa Reparata  (poi  Santa
Maria  del  Fiore) e per il rialzamento e l'ampliamento di piazza  del
Duomo,   principale  nucleo  religioso;  davanti  ai  nuovi  complessi
monastici,  come  Santa  Maria Novella e Santa Croce,  sorsero  grandi
piazze  che  divennero luogo privilegiato della veemente  predicazione
degli ordini mendicanti; la piazza del Mercato Vecchio, nei pressi  di
Orsanmichele, fu destinata alle attivit commerciali.
     La  progettazione di un nuovo modello di citt,  espressione  dei
mutamenti   economico-sociali  e  politici,  si  fond   anche   sulla
previsione  di  un'ulteriore crescita demografica. Nel 1284,  infatti,
Arnolfo  di Cambio avvi la costruzione di una nuova cerchia di  mura.
Questa,  completata  nel  1333,  raggiunger  una  lunghezza  di   8,5
chilometri e comprender una superficie sei volte superiore  a  quella
racchiusa  dalla  cerchia precedente (1173-1175). La  popolazione,  in
realt,  non aument nelle proporzioni ipotizzate, tanto che parte  di
quella vasta area compresa tra le due cinte murarie rester disabitata
fino al secolo diciannovesimo.
